Suoni in riva al Baltico di Maria Chiara Del Savio


Sono ormai passati cinque mesi dalla mia clerkship in Estonia, ma un’immagine resta impressa nei miei ricordi. Mezzanotte circa, una spiaggia di sassi in riva al mar Baltico, cielo stellato indisturbato da ogni luce umana. Qualcuno tra noi ha avuto il coraggio di fare il bagno in questo scuro freddo mare, che sembra stagliarsi all’infinito, per poi fondersi, in qualche punto lontano, con il cielo notturno. Di ritorno, si uniscono al nostro cerchio. Siamo tutti seduti in riva al mare, ci sentiamo amici da sempre, ma pensandoci bene solo due settimane prima nessuno si conosceva. Dopo qualche lattina di birra estone, Emrah, il ragazzo turco, interrompe il silenzio. “Akdeniz aksamlari bir baska oluyor..Hele bir de aylardan Temmuz ise, bam baska..Sahilde insanlar kol kola simsicak..Cosmamak elde mi boyle bir aksamda” Queste parole, dalla melodia chiaramente orientale, riecheggiano nel cerchio. Un’implicita silenziosa complicità dà avvio alla magia: uno ad uno, ci uniamo al coro e ripetiamo il ritornello della sua canzone, senza conoscere le parole e soprattutto ignorando il loro significato. Smetto un attimo di cantare, per potermi godere a pieno quello che sento: un coro improvvisato ma i cui suoni si amalgamano perfettamente. Si riconosce la voce intonata di Gaia, spiccano l’accento spagnolo di Gabriel, Eva, Marta e Laura e anche quello francese di Louise. Evrim, il ragazzo turco che vive in Austria, chiaramente avvantaggiato, ci conduce. Riesco a distinguere le voci femminili di Anouk, Mafalda, Anka, Polina, Teja e Susanna, mentre Mahadi, Jonut, Robin e Jakub danno il tono maschile.
Ripenso a questa scena ogni volta che leggo di un nuovo filo spinato piantato per siglare un confine, ogni volta che sento aspre parole che marcano le barriere tra le culture. In questo mondo che si dice essere sempre più globalizzato, le differenze culturali faticano a coesistere. Dalle occasioni di confronto da cui potrebbero uscirne valorizzate, ne escono ancora meno prone alla tolleranza verso il diverso. La voce di Mafalda, Jakub, di Jonut e di tutti i ragazzi provenienti da diversi Paesi del mondo, si sono unite, hanno creato insieme la melodia finale, mantenendo però ognuno riconoscibile la propria tonalità. Le culture non dovrebbero piallarsi, conformarsi, ma dovrebbero saper sfruttare le diversità per creare un mondo che, se capace di essere rispettoso verso l’altro, sarebbe certamente arricchito.