Gita fuori porta di Elisabetta Rossetti‏

Sono in auto. Ci stiamo dirigendo verso il mar di Galilea, “Kinneret” nella lingua locale. Questo week-end Ido è di servizio nell’esercito, quindi Rinat, la responsabile del team a cui sono stata assegnata, ha deciso di “adottarmi” e portarmi con lei, suo marito e gli altri due suoi figli.
È stato un pensiero bellissimo… In questo posto estraneo, e per certi aspetti ostile, sentirmi parte di una famiglia mi fa sentire al sicuro. Non importa il fatto di non capire la lingua, non importa il fatto che fuori dal finestrino il paesaggio scorre arido e monotono, e non importa nemmeno l’aria condizionata al massimo che mi fa congelare da capo a piedi. Così mi sento bene.
A un certo punto, Haim, il marito, sentendomi poco partecipe alle loro discussioni in israeliano, mi chiede: “Do you know the Eros Ramasoti band?”
Mi disincanto dal mio torpore e rispondo: “Eros Ramazzotti, the Italian singer?”
“Yes yes I like it very much!!”
….
“Do you want to listen to it?”
“Ok!” Rido. Cerco di metterci il massimo entusiasmo possibile.
Haim, tutto contento, fa partire il CD e la voce nasale di Eros risuona nel piccolo abitacolo della Renault.
Mi viene da ridere. E rido. Probabilmente loro penseranno sia perché mi piace la musica. Tutt’altro.
Sono sinceramente stomacata da questo cantante tanto adorato da mia madre, ma il fatto di sentire parole italiane in questo contesto, mi fa sentire, se possibile, ancora più a mio agio e più al sicuro di prima.
A voi sembrerà strano, ma quando si sta così lontani dal proprio paese, in un posto così diverso, basta veramente poco per sentirsi di nuovo a casa.

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